|
Nei miei quadri si ritrovano
spesso forme minuscole in vasti spazi vuoti. Spazi vuoti, orizzonti vuoti,
pianure vuote: ogni cosa che è stata spogliata fino a che fosse del tutto nuda
mi ha sempre procurato una forte impressione. Ho sempre bisogno di un punto di
partenza, sia esso una macchina di polvere o uno squarcio di luce. Questa forma
fa nascere una serie di cose, una ti conduce verso un’altra. Un pezzo di filo
pùò dare inizio a un mondo. Trovo i miei titoli man mano che lavoro, allo
stesso modo in cui sulle mie tele una cosa porta a un’altra”. JOAN MIRO’ in XX Siècle, n° 1, 1959 Come un giardiniere nel suo orto”
“ Il mio desiderio è di raggiungere un massimo di intensità con un minimo di
mezzi. Questa è la ragione per cui la
mia pittura è gradualmente diventata più scarna. Questa tendenza verso
l’economia, verso la semplificazione può essere vista in tre campi nel
chiaroscuro, nel colore, nella rappresentazione di figure.” “Vedo il mio studio come
un orto; lì ci sono i carciofi, qui le patate. Per far venire i frutti bisogna
tagliare le foglie. A un dato momento bisogna potare. Lavoro come un giardiniere o un
vignaiolo. Le cose vengono lentamente. Il mio vocabolario di forme, per
esempio , non lo ho scoperto tutto in una volta ma si è formato quasi a mio
insaputa. Le cose seguono il loro corso naturale. Crescono, maturando. Bisogna
innestare, bisogna irrigare, come si fa con l’insalata. Le cose maturano nel mio spirito
. Io lavoro a una infinità di cose contemporaneamente e anche di campi diversi:
pittura, incisione, litografia, scultura, ceramica. La materia, lo strumento, mi
dettano una tecnica: un modo per dar vita a una cosa. Poco importa che il quadro
sia distrutto, l’arte può morire: quello che conta è che abbia sparso germi
sulla terra. Il surrealismo mi è piaciuto
perché i surrealisti non considerano la pittura come un fine.” (Joan Mirò, Je travaille comme un jardinier, in “ XX siècle ”, n° 1 1959)
Il più surrealista dei surrealisti
“Sarebbe un errore considerare l’opera di Mirò
soltanto come un prodotto della sua bizzarria e del suo sottile umorismo. Era letteralmente divorato dalle sue visioni; riusciva a
penetrare la profondità della natura umana e spesso rimaneva spaventato da quel
che vedeva. Terrore e ferocia, angoscia e presentimento non sono mai del tutto assenti dalle sue opere; la condizione umana del nostro secolo ha trovato pochi cronisti così ricchi di risorse espressive”. (Rosamond Bernier da “Matisse, Picasso, Mirò, 1926)
Non c’è forse in Joan Mirò che un desiderio, quello d’abbandonarsi per dipingere, e soltanto dipingere . Forse per questo, lo riconosco, egli può passare per il più surrealista di tutti noi. La scoperta del Surrealismo coincise per me con una crisi della mia stessa pittura e un cambiamento decisivo che mi fece abbandonare, verso il 1924, il realismo per l’immaginario. Allora iniziai a frequentare molto la compagnia dei poeti perché pensavo che fosse necessario andare più in là del fatto plastico per raggiungere la poesia.
Il surrealismo liberava l’inconscio, esaltava il desiderio, dava all’arte
maggiori poteri. Le allucinazioni iniziarono a sostituire il modello esteriore.
Dipingevo come in un sogno nella più grande libertà. Le tele di quest’epoca, particolarmente la serie con gli sfondi blu, sono le più nude tra quelle che io abbia mai dipinto”. Joan Mirò in Réalités n. 219, 1964 (André Breton il surrealismo e la pittura 1926) Se vi è qualcosa di umoristico
nella mia pittura, non si tratta di qualcosa ricercato consapevolmente. Questo umorismo viene
forse dall’esigenza di fuggire al lato tragico del mio temperamento. E’una reazione, ma involontaria. (Joan Mirò: Je travaille comme un Jardinier, in XX Siècle” n. 1) LA VITAJoan Mirò
nacque il 20 Aprile 1893 a Barcellona. Suo padre era orefice e la madre
era figlia di un ricco mobiliere di Palma di Maiorca. Si iscrisse alla scuola a 7 anni
e potè frequentare speciali corsi di disegno. Il primo schizzo che conosciamo
risale al 1901 e si compone di una serie di oggetti nei quali, più che la
fantasia è evidente un’innata attitudine al disegno. Sebbene il padre desiderasse che
egli concentrasse la sua attenzione sull' addestramento al commercio, Mirò trovò
il modo, dal 1907 in poi, di studiare alla scuola di Belle Arti. Successivamente su esortazione
del padre intraprende gli studi commerciali e una volta diplomato lavora come
contabile presso un' azienda chimica ma disegna sui registri e viene licenziato. Nel 1911 Mirò si ammalò e
trascorse la convalescenza a Montroig in, campagna. Nel 1912 ritornò a Barcellona
dove attraverso un’esposizione scopre l’arte cubista, inizia a studiare alla
scuola di Francisco Galì e tra i compagni di corso c’e il ceramista Josep
Lorens Artigas, suo amico per la vita; con lui realizzerà a partire dagli anni
30 numerose ceramiche e murales. La prima mostra personale
di Mirò ebbe luogo nel 1918 a Barcellona. Nel 1919 per la prima
volta, Mirò visita Parigi e vi incontra Picasso. Nello stesso anno la sua prima
mostra personale tenutasi a Parigi ebbe poco successo. Successivamente
l’artista incominciò a lavorare alla “ Fattoria”, che terminò nel 1922. La sua nuova amicizia con
giovani poeti e scrittori francesi determinò una crisi nella sua arte che, nel
1924, si avvicinò al surrealismo. Il “ Campo Arato” e il
“Carnevale di Arlecchino” mostrano una forte tendenza al fantastico. Nel 1927 Mirò si trasferì
in uno studio a Montmartre dove furono suoi vicini i surrealisti Arp e Magritte. Dopo un breve viaggio in Olanda,
nel 1928 dipinse i tre interni Olandesi ed espose i suoi primi fantasiosi
collages in un’ importante mostra. Nel1930 si tenne la sua prima
mostra in America a New York e nello stesso anno le prime litografie. Nel 33 a Parigi incontrò
Kandinskji e ne diventò amico. Dopo i primi mesi della guerra
civile, nel1936 dipinse un grande murales , il
“Mietitore”, per il padiglione repubblicano spagnolo dove era esposta anche
la Guernica di Picasso. La sua produzione durante questi
anni varia tra opere di serenità e di grande violenza. Nell’estate del 33 andò a
vivere sulle coste della Normandia iniziandovi nel 40 la serie delle “
Costellazioni” che portò con se incompleta quando fu costretto
dall’invasione nazista a rifugiarsi con la famiglia a Palma di Mayorca. La serie fu poi completata nel 1941 quando si tenne al Musem of Modern Art di New York la prima retrospettiva dell’artista. Nel 42 Mirò tornò a Barcellona
e nel 44 preparò in collaborazione con Artigas le sue prime ceramiche ed iniziò
una serie di dipinti dallo stile nuovo. Con Artigas dal 1955 al
1959 dedicò tutte le sue energie alla ceramica. Le ceramiche di Mirò adornano attualmente la Harvard University e la facciata dell’Ateneo svizzero di San Gallo. Nel1968 all’università
di Harvard gli viene conferita la laurea ad honorerm. E’ l’ultimo viaggio in America. Nel 1970 con Artigas realizza un murale all’aeroporto di Barcellona. Negli anni 80 si tengono numerose mostre che sanciscono la definitiva affermazione di Mirò. Vengono collocate per le strade di Chicago, Barcellona e di Houston le monumentali statue di “Donna e uccello” (1977). Mirò muore il giorno di Natale a Palma di Mayorca nel 1983 e viene sepolto a Barcellona.
|
|
|