UN' INTREPIDA AVVENTURA
L'INCONTRO CON UN PIGMEO NELLA FORESTA EQUATORIALE
Anna Potenza e Colomba Punzo con le CLASSI 5° C/D
Siamo un gruppo di amici e abbiamo deciso di esplorare la foresta pluviale dell'Africa.
Stiamo per addentrarci nell'ambiente più ricco, affascinante ed utile che esiste sul pianeta terra. Ci mettiamo in marcia, abbiamo con noi delle torce, provviste, coltelli, binocoli, macchine fotografiche e tutto ciò che serve per allestire un campo.
Mentre ci addentriamo, la vegetazione diventa sempre più fitta e rigogliosa. Appena ci addentriamo ci troviamo circondati da alberi alti, fitti e robusti.
I loro tronchi sono larghi quanto una stanza e alti fino a settantacinque metri.
Le chiome formano un tetto di foglie impenetrabile che non lascia passare neppure un raggio di sole, così che non possiamo distinguere il giorno dalla notte.
Il terreno sotto i nostri piedi è fangoso e appiccicoso a causa delle frequenti e continue piogge. Il clima è caldo e afoso, abbiamo difficoltà a respirare, ma ancora di più ci infastidiscono i numerosi e svariati insetti che ci ronzano intorno e ci pungono dappertutto. Noi ci spaventiamo ed iniziamo a correre in quella terra dove tutto può accadere; sugli alberi le scimmie passano da una liana all'altra, tra le foglie volano pappagalli di mille colori.
Mentre percorriamo velocemente i lunghi sentieri intricati scorgiamo un'ombra dietro un alto arbusto. Cosa sia uomo, scimmia o giaguaro non sapremmo distinguere, ci sembra piccola e pelosa. Istintivamente ci prende la paura e tentiamo di scappare, ma quella piccola ombra è agile e veloce e ad un tratto ce la ritroviamo dinanzi.
Lo strano essere salta da un albero all'altro come non abbiamo visto fare a nessun uomo. Eppure è un uomo, non possiamo dubitarne: è di bassa statura, ha gli zigomi sporgenti, mascella allungata, naso largo; i capelli sono crespi e lanosi; è vestito con un grembiule fatto di corteccia d'albero, in mano ha una freccia di legno; capiamo subito che si tratta di un Pigmeo.
Giuseppe che ha studiato qualche parola del loro dialetto, prova a spiegare che siamo turisti. Dopo svariati tentativi il piccolo Pigmeo capisce che siamo venuti in pace per ammirare la foresta e ci conduce con sé.
Ci porta in una radura dove l'uomo bianco ha abbattuto centinaia di alberi e adesso i quel punto la foresta appare spoglia, distrutta e ferita.
Il Pigmeo ci fa capire che l'uomo bianco non ha avuto rispetto per la "loro foresta".
Noi ci sentiamo in colpa.
Dopo ci inoltriamo di nuovo nella foresta fitta ed il Pigmeo ci fa osservare gli scimpanzé che con la loro coda prensile, le ventose e gli artigli sono agili arrampicatori e simpatici abitanti della foresta.
Mentre ci dirigiamo al villaggio avvistiamo un giaguaro col suo mantello rossiccio e maculato. Il Pigmeo ci fa nascondere, l'animale si volta con occhi attenti, orecchie tese, narici palpitanti a fiutare il vento e il folto mantello percorso da lunghi fremiti.
Il giaguaro si allontana ed il Pigmeo coglie l'occasione per un'altra lamentela: ci dice che anche con gli animali l'uomo bianco è crudele perché uccide gli animali solo per ricavare soldi, infatti il bracconaggio è grande piaga dell'Africa.
Noi ancora una volta ci mortifichiamo.
In silenzio ci avviamo verso il villaggio.
Le capanne sono disposte a cerchio e sono fatte con un'armatura di rami e altri legni intrecciati, impastati con terra battuta e ricoperti con foglie, stuoie e scorze d'albero.
All'improvviso.....un terribile boato e si scatena una violenta pioggia che ci costringe a cercare riparo nelle piccole capanne.
La pioggia è tanto abbondante quanto breve e dopo qualche minuto compare nel cielo un meraviglioso arcobaleno dai mille e svariati riflessi.
Lo spettacolo a cui assistiamo è sorprendente: tutti i Pigmei del villaggio iniziano una danza di ringraziamento per il bellissimo arcobaleno che per loro è un segno della presenza di Dio.
Noi contenti ci uniamo alla danza, facciamo così una delle esperienze più particolari, interessanti ed emozionanti del nostro viaggio.