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Le avventure fantastiche di Giada
C’era una volta una bambina di nome Giada, che viveva con il padre perché la madre era andata in un paese lontano a lavorare. La bambina era triste perché la mamma non c’era e continuava a far arrabbiare il padre, Giovanni, con le sue birichinate. Un giorno Giovanni chiese a Giada di andare a comprare del pane e la bambina, contenta di uscire, incominciò a correre e a gridare per tutto il paese. Molti ragazzi la imitarono e a causa di quella confusione, intervenne la polizia che riportò Giada a casa. Il padre rimproverò la bambina che telefonò al Telefono Azzurro, facendo intervenire la polizia che portò Giovanni in carcere. Ma la situazione si chiarì e Giovanni fu rimesso in libertà. Le preoccupazioni non erano però finite perché Giada non voleva andare a scuola e non ascoltava i consigli di nessuno. Ogni occasione era buona per marinare la scuola e andare in giro per il paese. Alla bambina piacevano molto le bambole e per averne una decise di lavorare per un giorno in un negozio. Giada era una bambina molto ingenua e facilmente si faceva convincere a fare cose cattive per ricevere denaro e comprare giocattoli. Un giorno due false amiche la spinsero a rubare i soldi dati in elemosina a duna vecchietta per poter comprare una bambola. Mentre con i soldi andava nel negozio, incontrò due civette molto brutte: una nera con gli occhi verdi una marrone con gli occhi neri che la convinsero ad andare a Noric, un paese vicino, dove avrebbe trovato un carro magico che avrebbe moltiplicato i soldi che aveva. Giada andò a Noric, mise il denaro nel carro e aspettò, ma si addormentò e quando si svegliò si accorse che i soldi erano scomparsi e al loro posto c’era una mosca che le disse che non doveva fidarsi delle cattive compagnie. Giada, molto arrabbiata, la scacciò e le disse di non farsi più vedere. La bambina decise di ritornare a casa ma ormai era tardi e pensò di riposarsi in una casa abbandonata che trovò lungo il cammino. Nella casa incontrò le due civette che le dettero un sonnifero e, visto che non le trovarono soldi, la gettarono in un lago poco distante. Giada si svegliò e incominciò a chiedere aiuto. Le sue grida furono sentite da una signora che abitava poco distante che la salvò. A lei la bambina raccontò tutto e anche che il padre doveva essere molto in pensiero. Infatti Giovanni era andato in cerca della figlia e si era allontanato dal paese. La signora che aveva salvato Giada cercò di avvertire Giovanni che la figlia era a casa sua, ma poiché il padre della ragazza era scomparso, decise di tenerla con se ed essendo una maestra incominciò a darle lezioni private. Giada incominciò a studiare e riprese anche ad andare a scuola. Un giorno fu attirata dalla gente che urlava ai piedi di una collina perché un uomo stava per cadere in un burrone. La piccola si accorse che a chiedere aiuto era Giovanni, il padre, ma non sapeva come salvarlo. Furono chiamati i vigili del fuoco che riuscirono a salvarlo. Intanto Giada era tornata dalla signora ma non la trovò perché era dovuta partire con urgenza; anche Giovanni era scomparso perché l’avevano portato all’ospedale. La ragazza cercò di rintracciare il padre ma non ci riuscì perché era stato portato nell’ospedale di un paese lontano. Per fortuna la signora Maria, questo era il suo nome, ritornò a casa e Giada continuò a vivere con lei, andando a scuola e studiando. Ma i compagni erano invidiosi e cercavano in ogni modo di farle marinare la scuola. Un giorno le dissero che sulla spiaggia c’era un granchio gigante e la convinsero ad andare a vederlo. Lì, Giada di accorse che l’avevano ingannata e si arrabbiò moltissimo, ma i compagni incominciarono a ridere e a scherzare e le gettarono alcuni libri addosso: uno di questi colpì un ragazzo che svenne. Fu chiamata la polizia che arrestò Giada ma mentre stavano per portarla in prigione lei riuscì a scappare però cadde a mare da uno scoglio e stava per annegare se non fosse stato lì un pescatore che la riportò a riva. La ragazza ritornò dalla signora Maria e continuò a comportarsi bene. L’anno scolastico era finito e Giada fu promossa, perciò Maria pensò di organizzare una festa ed invitare tutti i suoi compagni di classe. Una delle sue amiche rifiutò l’invito perché aspettava un signore che doveva accompagnare in un bosco incantato dove non si doveva studiare e c’era da divertirsi. Giada si lasciò convincere ad andare con lei e per un mese si divertì moltissimo ma all’improvviso si accorse che i capelli si stavano trasformando in foglie e così anche alla sua amica Anna. Le due ragazze si trasformarono in alberi e un giorno venne un taglialegna a tagliarli. Anna fu venduta a un contadino e Giada ad una società sportiva che doveva fare allenare gli atleti facendoli arrampicare sui suoi rami. Un giorno mentre gli atleti salivano sull’albero, si spezzò un ramo e l’albero fu venduto a un falegname. Mentre il falegname cercava di tagliare l’albero, l’incantesimo si ruppe e Giada riuscì a fuggire ma cadde in un tombino ed arrivò fino a mare dove incontrò un polipo di passaggio che l’aiutò a galleggiare. Un marinaio con una grossa rete li pescò ma li ributtò in mare e furono inghiottiti da una balena dove incontrarono anche Giovanni. Giada e Giovanni pensarono come uscire dalla balena ed ebbero l’idea di farle fare il solletico in gola dal polipo: la balena tossì e i due riuscirono a fuggire. Giovanni era molto stanco e malato e Giada dovette aiutarlo ad arrivare sulla spiaggia, Andarono ad abitare in una povera casa vicino al paese e per far mangiare il padre, la bambina andava a lavorare. Ormai Giada era diventata brava e buona e un giorno, mentre tornava a casa incontrò la signora Maria che le disse di aver conosciuto la sua mamma che presto sarebbe tornata a casa perché lavorando era diventata ricca. |